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Cascina Ventola
Le cascine della Brianza!

Questi piccoli agglomerati edilizi, per lo più spontanei, sono sparsi nelle ex campagne della pianura padana, fino alle curve di livello che man mano si delineano verso le Prealpi.
-Amo questo territorio così caratteristico della mia Brianza; mi ricorda quando da bambina scorazzavo in bicicletta con le amiche per le stradine campestri tra coltivazioni di grano o granoturco di cui ve n’erano distese e distese, interrotte da piccoli boschetti di robinie,( quel che rimaneva delle così dette brughiere) fin su alle colline più alte, dove si intervallavano a grandi boschi di castagni, di noci e di noccioli ,per lo più limitrofi al "rio" ( nome dato alle rogge ed ai torrenti). Tornavamo a casa con mazzi di fiordalisi.
Allora i mulini, che da secoli trasformavano, macinandoli, i prodotti dei campi, erano ormai quasi del tutto scomparsi; il nonno mi raccontava di quando, durante la II° guerra mondiale, vi andava, di notte, direttamente con la bicicletta, avvolto nel “tabarro” ( il mantello nero ), a prendere un poco di farina gialla per cucinare la polenta.
Sono rimaste, invece, a testimonianza della cultura di vita dei secoli scorsi, innumerevoli cascine: nella sola pieve di Vimercate ne sono state censite ben 150.
-Amo questi caratteristici manufatti di architettura spontanea, per lo più abbandonati nel corso degli ultimi decenni per la rincorsa alla casa in paese o in città, abbandonati a sé stessi senza manutenzione alcuna, alcuni così obsoleti da rischiare il crollo, altri meglio conservati: tutti comunque con la loro dignità storica ancora evidente, anche se, fino a pochi anni orsono, sono sempre stati visti come architettura così minore da non ritenerli degni di considerazione urbana ( e pensare che la legge 373 risale al 1981!).
Ma poi, come sovente accade in Italia, si è passati dal completo disinteressamento all’eccessivo fiorire di norme e leggi a salvaguardia di queste costruzioni: oggi, ci sono sottostrutture delle Sovraintendenze delle Belle Arti, quali enti nati per governare i territori che hanno di fatto frazionato gli stessi, per una politica così detta di salvaguardia: forse si compierà lo stesso errore che ha provocato lo zooning dei P.R.G., nell’urbanizzazione della maggior parte dei comuni italiani.
Così queste nostre "vecchie mura" oggi sono tornate in auge, con forse maggior controllo rispetto alle mura nuove, pretendendo da esse una prestazione di "preservazione dei luoghi" spesso con vincoli di mantenimento esasperato di uno stato di fatto presunto storico senza accorgersi che ,proprio per questa ragione, ne può venire snaturata l’identità in corso dell’intervento; oppure non si possono obiettivamente ottenere tali risultati perché compromessi ormai da frazionamenti sempre più esigui delle proprietà.
Resta comunque lodevole che la cultura dell’architettura spontanea, sia stata finalmente normata, (anche se per me in maniera esagerata) e ciò consenta recuperi edilizi del patrimonio esistente, rappresentato dalle cascine in genere, dalle ex residenze dei nobili fino alle stalle con il fienile soprastante.
-Amo queste "vecchie mura" perché c’è una competenza seriale, ormai da un secolo persa nella nostra cultura/istruzione, della loro tradizione costruttiva orale, frutto dell’esperienza dell’uomo tratta dall’osservazione e miglior adattamento al luogo dell’habitat in cui è insediata la comunità.
- Ripeto, amo queste “ vecchie mura “, non perché ami il “ vecchio “, ma perché amo il DIVENIRE, cioè la capacità di questi manufatti edili di adattarsi alla loro progettabile trasformazione ( per esempio un edificio poli familiare in verticale degli anni ’70 non lo consentirà mai!) sia per una nuova destinazione urbanistica e architettonica ,che per una ristrutturazione esterna ed interna.
Bravo quell’ente, bravo quel progettista che, nell’operare, sa rispettare queste mura, ne sa mantenere lo spirito perché esse, di per sé, sanno mantenerne la vita, così che il fine ultimo sia una reale nuova qualità abitativa, scaturita dal connubio di tradizione e contemporaneità.
- Credo che ciascuno di noi concordi nel ritenere essere più fascinoso – in tutti i sensi – e più agevole, se non a misura d’uomo, abitare in uno spazio ristrutturato piuttosto che in uno di nuova costruzione: sono i materiali esistenti ed utilizzati, sono gli ambienti creati più che la composizione delle stanze, sono il contesto del panorama di cui fanno parte, sono l’energia magnetica della terra del proprio sito, che va in risonanza con la biologia di noi esseri umani.

………. E poi perché è bello, perché ha più sapore la campagna che la città!
Non esistono più luoghi isolati poiché tutto, in questo nuovo decennio, è raggiungibile con l’informatica; tutto ( i servizi) è vicino e praticabile. Chi non è auto munito? In pochi minuti raggiungi il centro abitato, il centro commerciale, etc. nonché i collegamenti di grande viabilità di zona.
Ma non tutto è capace di darci quel "ben – essere" anziché stress per il nostro equilibrio psicofisico.
Noi esseri umani, siamo sempre "la stessa bestia" ( come sottolineava un mio saggio conoscente per evidenziare che la natura dell’uomo non cambia al cambiare dei tempi ) e quindi abbiamo bisogno di pace e serenità, del gusto del buono e del bello, oltre che del comfort per vivere e rigenerare ogni giorno il nostro equilibrio.
-Lo sostengo da tempo: una delle soluzioni è ritornare ad abitare in campagna…………………
Uno sconosciuto progettista
Scarica qui i pdf illustrativi di Cascina Ventola:
Prospetto e planimetria
Descrizione generale delle opere
Appartamento 1
Appartamento 2
Appartamento 2 Bis
Appartamento 3
Appartamento 4
Appartamento 4 Bis
Appartamento 5
Appartamento 6
Bioabitare Srl P. Iva 03222960969
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